Il senso del collezionismo

Quella che segue è una “lettera aperta” che pubblicai qualche anno fa sul forum lamoneta.it.

E’ il mio pensiero sul senso del collezionismo numismatico.

Cari amici,
vorrei semplicemente dire la mia sulla numismatica e su come essa viene intesa e fraintesa. So di non avere né titoli né esperienze, e forse sono anche troppo giovane (ho vent’anni), per poter parlare di grandi questioni numismatiche. Ma, sfogliando le riviste specializzate e iniziando a conoscere alcuni professionisti, sento parlare di numismatica come di una “scienza esatta” e vedo foto di convegni e congressi freddi e “professionali” (e spesso trasformati quasi in occasioni mondane). Sembra che chi si occupa di numismatica veda sé stesso come uno “scienziato in giacca e cravatta”. Ma, a mio modestissimo avviso, la numismatica non è e non deve essere né una fredda scienza (o almeno, non solo), né tantomeno un’attività a cui dedicarsi con altrettanto fredda professionalità.

Perché la numismatica è, ancor prima d’essere scienza, una disciplina umanistica, in quanto ogni moneta affonda le sue radici nella Storia della sua epoca ed ogni epoca è fatta dalle storie di vita delle singole persone, in cui paure, gioie e speranze si rincorrono, si susseguono e si avvicendano. Quindi, dietro la Storia ci sono mille storie, ognuna con il suo diverso stato d’animo: alla fine di tutto c’è l’Uomo, figlio di Dio e del suo tempo, sia esso re (e allora i suoi sentimenti si ripercuoteranno, ahimè, anche sulla vita di altri uomini), sia esso contadino (le cui emozioni lasceranno impronte indirette nella Storia).
E la moneta altro non è che una preziosa testimone di questo umano turbinare di emozioni e sentimenti, legato all’andare dei grandi avvenimenti, ma anche e soprattutto della vita quotidiana: una moneta consegnata all’esattore imperiale, con una gran voglia di mandarlo al diavolo il tuo “sire”; una moneta spesa come ultima risorsa per sfamare te stesso e i tuoi figli, affidando il domani alla Divina Provvidenza; una moneta offerta in una chiesa, chiedendo una grazia per un tuo caro gravemente malato; una moneta spesa per comprare un calamaio a tuo figlio, sperando che studiando riesca a farsi strada nella vita meglio di quanto non vi sia riuscito tu, e così via, lungo le infinite strade della Storia… Storia che, quindi, altro non è che la somma di queste gioie, paure e speranze, individuali e collettive, addolcite e stratificate, senza soluzione di continuità, da quel grande mistero che è il Tempo.
E’ per questo che sogno una numismatica fatta non solo di studio e ricerca, ma anche di riflessione, di pensiero e di meditazione su quella che è la condizione umana e sul suo fine ultimo. Perché partendo da una qualsiasi moneta si può dapprima sognare e poi riflettere su ciò essa può aver vissuto. Riflettere, quindi, su delle ipotesi fantasiose? direte voi. Beh, a mio avviso, è meglio meditare profondamente su ciò che può esserle verosimilmente accaduto (e che è sicuramente accaduto in qualche altro luogo e in qualche altro tempo) che vedere una moneta nelle mani di uno “scienziato in giacca e cravatta” , che crede di sapere tutto su di lei e che, invece, non ne sa proprio nulla…
Scusate se vi ho annoiato con i miei pensieri o se ho peccato di sentimentalismo, ma credo che non si possa e non si debba nascondere la dimensione umana dell’esistenza e degli oggetti che la testimoniano dietro una fredda facciata di “professionalità” e di “perfezione scientifica”: il senso profondo di ogni vita non ha proprio nulla di scientifico.

Umilmente,
Simone

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