Analisi sulla grande caduta dell’oro

lingotti_oro_argentoVenerdì scorso (12 aprile 2013) è avvenuta una violenta discesa del valore dei metalli preziosi. Il crollo è stato innescato dalla improvvisa vendita di ben 400 tonnellate di “oro cartaceo”, ovvero inesistente, da parte di una grande banca d’affari. Subito dopo è crollato anche il prezzo dell’argento (-10% in un giorno).
Su questo fatto si sprecano analisi e commenti. Noi vi proponiamo questo articolo di Francesco Carbone, tratto dal sito Usemlab, che a nostro avviso rappresenta una delle più lucide analisi della situazione.

Le teorie ed opinioni sulle ragioni della caduta del prezzo dell’oro sono già moltissime. Nel biscotto dell’altro giorno ho detto la mia al riguardo: sono convinto che il tutto sia stato orchestrato ad arte per sopprimere come al solito un importantissimo segnale di prezzo. Guarda caso, come mostrato nei commenti, il prezzo dell’oro in yen è tornato proprio ai prezzi pre Abeconomics. Atteniamoci adesso invece ai fatti e cerchiamo di capire qualcosa in più solo basandoci su questi.

Da diversi mesi il Comex, la borsa derivata sulla quale si scambiano i futures sull’oro, ha subito una contrazione delle scorte di metallo disponibili per la consegna. Tra Cipro, le minacce di confisca sui depositi, i controlli di capitale, l’inflazione monetaria delle banche centrali, la domanda di metallo fisico è in crescita ovunque e ha avuto i suoi effetti anche sulle scorte della più grande borsa derivati del pianeta. Stranamente, però, nei mesi passati tale domanda non ha avuto alcun effetto sul prezzo, fino addirittura a questo forte movimento in direzione contraria a quanto ci si sarebbe potuti ragionevolmente aspettare. La caduta di prezzo di venerdì scorso è stata addirittura la più ampia, come movimento di prezzo giornaliero, dal 1983.

Il metallo a disposizione presso il Comex era alla data del 9 aprile di appena 289 tonnellate. Le grosse banche, sempre alla data di martedì scorso, avevano invece una posizione aperta corta di 140mila contratti, ovvero quasi 400 tonnellate. Quindi potenzialmente a rischio di trovarsi senza bene da consegnare. Il Comex però scambiando contratti futures a termine, è un po’ come un grande mercato delle figurine, la richiesta di consegne è piuttosto rara (benché richieste ci siano state tali appunto da far contrarre le scorte del Comex negli ultimi mesi) e generalmente i contratti prima della scadenza vengono, come si dice, “rollati” a quella successiva.

Venerdì, il giorno del crollo, pare che all’apertura si siano venduti contratti per 100 tonnellate a cui sono seguiti poi altre 300. Totale altre 400 tonnellate di carta vendute. Venerdì conosceremo le posizioni nette delle grosse banche alla data proprio di ieri martedì (i dati vengono rilasciati ogni venerdì con riferimento al martedì precedente) e capiremo qualcosa in più su quanto successo. Le banche avranno approfittato di una vendita genuina (la cui domanda resta: da parte di chi?) per chiudere la propria esposizione o invece sono dietro la vendita e hanno aggiunto altre posizioni corte a quelle già in essere? E in questo secondo caso chi ha comprato tutte quelle tonnellate? E cosa vuole farci, chiederne forse la consegna o continuare a specularci sopra nel grande gioco dei derivati?

Al di là di questo un’altra considerazione: il prezzo dell’oro, come di qualunque altro bene viene determinato dallo scambio delle due coppie marginali, siccome quello preso a riferimento per tutto il mondo è quella determinato dal Comex vedremo quanto sostenibile sarà questo valore nel momento in cui il mercato del fisico lentamente si adeguerà anche altrove.

Quando un prezzo infatti viene fissato in maniera arbitraria al di sotto del prezzo di equilibrio si ha, come insegna l’economia, uno shortage, una carenza del bene stesso. Una lezione che i pianificatori centrali non hanno mai imparato, nonostante l’esperienza comunista. Ebbene, pare che un po’ ovunque, dall’India, agli USA, alla Svizzera e anche all’Italia le persone, anziché farsi spaventare dalla caduta, siano accorse per approfittare dei prezzi da saldo fissati sul Comex. Se quindi quel prezzo è un falso voluto da qualcuno, prepariamoci quanto prima a vedere gli scaffali vuoti, e quindi presto o tardi anche un movimento del tutto opposto e altrettanto violento a quello appena visto.

In caso contrario, comincerei a preoccuparmi per le borse e i valori degli altri asset finanziari, visto che spesso metalli e materie prime anticipano l’andamento di altri mercati, ed uno shock di questo genere potrebbe indubbiamente essere foriero di tempeste in arrivo.

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