Le banconote di Pancho Villa

Nel 1910 scoppiò in Messico una rivoluzione che in pochi anni cambiò il volto del Paese. Nella galleria dei capi popolari che parteciparono a quei rivolgimenti, Pancho Villa incarna l’epopea del Messico in fiamme. Uomo delle regioni desertiche del Nord, organizzò un esercito che entrerà nella leggenda, amministrò territori immensi, sfidò il potere degli Stati Uniti, requisì le proprietà degli antichi signori della terra, interpretò l’ansia di riscatto sociale degli strati più umili, sembrò in grado di dominare l’intero Paese. Ma come quella di molti capi rivoluzionari, la parabola di Villa si esaurì quando altre forze, sorte anch’esse da questo tumultuoso periodo, ebbero il sopravvento sul terreno militare e politico. Ritiratosi nel 1920 a vita privata, Villa non scampò alla catena di vendette che colpì, insieme con lui, vinti e vincitori della rivoluzione: Zapata, Carranza, Obregon… Solo quando i protagonisti di questa epopea saranno scomparsi, le loro gesta contribuiranno a creare il mito di una nuova nazione.


Durante gli anni rivoluzionari Francisco “Pancho” Villa stampò cartamoneta, la quale venne volgarmente detta “billimbique”, allo scopo di autofinanziarsi.

In Messico, le prime emissioni di cartamoneta senza copertura legale si registrarono sotto Carranza nella primavera del 1913 e in seguito si moltiplicarono a dismisura nelle varie regioni fino a provocare un caos monetario, usato peraltro come arma politica dalle varie fazioni nei rispettivi territori.
Alla fine del 1913 Villa stampò proprie banconote, battezzate subito sàbanas de Villa (le lenzuola di Villa), cui in seguito se ne aggiunsero altre che, designate con termini popolari dalla fantasia popolare (ad esempio, “billimbique”), inondarono il paese a ritmo continuo fino al 1915. Si tratta di banconote di piccolo taglio, emesse per un valore di 10 milioni di pesos fino al mese di maggio del 1914; a partire da questa data e per tutto il 1915 entrarono in circolazione biglietti per oltre 400 milioni di pesos; quando, a metà di quell’anno, Villa rifornì di cartamoneta i gruppi rivoluzionari del centro, a Chihuahua si stampavano un milione di pesos al giorno.
Nel contempo Villa, oltre a impossessarsi della riserve auree della banca dei Terrazas, creò il Banco del Estado di Chihuahua col proposito di controllare le emissioni dei biglietti a corso forzoso e di concedere piccoli crediti garantiti dai beni espropriati; questa banca diventò il perno di tutte le sue operazioni finanziarie. In breve egli creò un’amministrazione controllata e la nuova moneta divenne l’unità utilizzata nelle transazioni economiche e nel commercio internazionale, anche se in tal modo si innescherà un inevitabile processo inflazionistico.
In seguito alla sconfitta di Villa ad opera di Venustiano Carranza, ci fu difficoltà per ottenere la conversione di queste banconote; questo creò malcontento fra la popolazione.

Qui sotto: 10 centavos del 1913 (Stato di Chihuahua)
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Qui sotto: 50 centavos del 1914 (Stato di Chihuahua)
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Foto tratte dal sito banknoteworld.com

Qui sotto: 20 pesos del 1914 (Stato di Chihuahua)
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Foto tratta dal sito banknoteworld.com

Per informazioni sulla storia di Pancho Villa, potete consultare questa pagina.
Ma se volete approfondire, vi consiglio il libro Pancho Villa e la rivoluzione messicana scritto da Manuel Plana (professore all’università di Firenze), edito da Giunti nel 1993.

4 Risposte a “Le banconote di Pancho Villa”

  1. Salve, ho due banconote dello stato di chihuahua del 1915. Una e’ da dieci pesos l’altra da cinque. Sul retro di quella da 5 c’e’, oltre al timbro nero, una firma, anzi una sigla piena di ghirigori. Sul retro di quella da 10, oltre al timbro rosso, c’e un timbro piu’ grande, nero,in cui si distingue la parola “sonora”.
    Se mi indica a quale indirizzo, le posto le foto.
    Che valore possono avere?

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