Scoperto in Maremma il santuario romano di Diana Umbronensis

Grosseto, 16 nov. – (Adnkronos) – È tornato alla luce il santuario di Diana Umbronensis, la dea latina delle selve, protettrice degli animali selvatici, custode delle fonti e dei torrenti, protettrice delle donne, cui assicurava parti non dolorosi, e dispensatrice della sovranità. L’area sacra di età romana, databile tra il II e il III secolo a.C., è stata scoperta vicino alla foce del fiume Ombrone, in provincia di Grosseto.

Un team di archeologi ha scavato, in località Scoglietto, lungo la strada che conduce a Marina di Alberese attraverso il Parco regionale della Maremma, un tempio composto da un piccolo sacello e almeno sette ambienti, alcuni dei quali con interessanti pavimentazioni in ‘opus signinum’ e mosaico. All’interno della struttura, che ha una superficie complessiva di circa 350 metri quadrati, sono state rinvenute tre statue raffiguranti Diana e suo fratello Apollo.

Il perfetto stato di conservazione ha permesso inoltre di riportare alla luce l’intero deposito votivo, composto da 35 lucerne, 10 monete, un bronzetto devozionale raffigurante un cane, due fiale in vetro e un vago di collana in pasta vitrea. La campagna di scavi nell’area del Parco della Maremma è arrivata al suo secondo anno; durante la prima campagna, nel 2009, fu riportato alla luce un tempio databile tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C.

”Questa nuova scoperta, probabilmente la più importante a livello regionale in Toscana degli ultimi trent’anni, conferma come la zona del Parco della Maremma ospitasse, in epoca romana, un florido e strutturato insediamento che non fungeva solo e semplicemente da punto di smercio per i prodotti provenienti dal Mediterraneo”, si legge in un comunicato diffuso dal gruppo di archeologi che fa capo ad Alessandro Sebastiani, Elena Chirco e Matteo Colombini che sta conducendo lo scavo sotto la supervisione della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana.

Il tempio romano riemerso nell’Etruria meridionale era caratterizzato da una pianta rettangolare con una piccola rampa di accesso. All’esterno si è scoperto che la struttura era rivestita da lastre di marmo provenienti dall’Egitto, mentre la copertura era formata da coppi e tegole disposte a doppio spiovente.

Il progetto, che da giugno 2011 darà vita alla terza campagna di scavi, ha ricevuto i finanziamenti da Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Consorzio Ente Bonifica Grossetana, con il patrocinio della Provincia e del Comune di Grosseto, dell’Azienda Regionale Agricola di Alberese, dell’Ente Parco Regionale della Maremma e della Proloco Alborensis.

Fonte: Libero news

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