L’attacco dei turchi ottomani contro Abruzzo e Molise nel 1566

Nel 1566, alla fine di luglio, la fortezza di Pescara (cliccate sull’immagine per ingrandirla), allora appartenente al regno di Napoli, fu oggetto di un terribile assalto portato dalle 105 galee dell’ammiraglio ottomano Pialy Pascià. Ma la fortezza non fu presa, anche per il decisivo contributo del valoroso condottiero Giovan Girolamo II Acquaviva d’Aragona, duca di Atri, il quale organizzò la resistenza del bastione e respinse l’attacco a colpi di artiglieria, costringendo gli aggressori alla fuga. A quel punto Pialy Pascià ordinò l’invasione del litorale a sud di Pescara poiché in tale territorio non vi erano difese sufficienti per respingere gli attacchi delle forze turche.

La mattina del 31 luglio circa 7.000 turchi sbarcarono alla foce del fiume Foro, con l’obiettivo di fare rifornimento di acqua e di saccheggiare il territorio circostante. L’orda saracena mise a ferro e fuoco la città di Francavilla al Mare, feudo dei d’Avalos, portando via 500 prigionieri e l’arca d’argento in cui era custodito il corpo di San Franco. Inoltre venne distrutta parte delle mura e vennero incendiate molte chiese e molti palazzi.

Il 1° agosto i turchi si diressero in parte verso Ortona e in parte verso l’interno della valle del Foro (Ripa Teatina, che li respinse, Villamagna e San Vito), spingendosi fin sotto le mura di Tollo, che in quell’epoca era feudo dei baroni Romigniani di Chieti. La cittadina era munita di solide mura e di tre torri ed assolveva ad una funzione di avvistamento del territorio a sud del feudo; gli ottomani non riuscirono ad espugnare la rocca a causa delle alte mura e di un buon numero di armigeri cristiani dotati di artiglieria e determinati a respingere l’assalto. Nello stesso giorno i turchi devastarono Ortona, che era protetta dal possente castello aragonese; per evitarlo gli assalitori lo aggirarono sbarcando a sud della città e, dopo averlo saccheggiato, distrussero il monastero dei Padri Celestini (oggi la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli); dopo averlo distrutto entrarono in città da Porta Caldari e diedero fuoco a molte case, specialmente alle più ricche, dopo averle saccheggiate; alcune furono risparmiate dal loro furore, per alcuni segni che vi trovarono. Infine bruciarono il sepolcro dell’apostolo Tommaso per aprirlo e cercarvi oggetti preziosi. Poco dopo entrarono a Vasto, dove furono dati alle fiamme 160 edifici (tra cui molti conventi) e la chiesa di Santa Maria Maggiore fu devastata, subendo danni per 10.000 ducati. L’incendio di Vasto era visibile anche da Montenero di Bisaccia, paese situato alla foce del fiume Trigno, dove i turchi sbarcarono alla ricerca di bestiame da rubare: fecero schiavi dei pastori, alcuni dei quali erano slavi (nella zona abitavano famiglie slave). Ma i prigionieri vennero liberati da un soldato turco, anch’esso di etnia slava, che disertò.

Il 2 agosto gli ottomani sbarcarono a Termoli, dove penetrarono facilmente anche perché le mura erano state danneggiate da recenti terremoti; inoltre la popolazione, vedendoli arrivare, abbandonò la città rifugiandosi nelle campagne e in gran parte nella vicina Guglionesi; la città deserta restò in balia degli invasori, che distrussero le abitazioni e le mura ed appiccarono incendi e facendo prigionieri, per poi rivenderli come schiavi, quei pochi che non erano riusciti a fuggire nelle campagne. Infine, irritati per aver trovato la città abbandonata, gli ottomani sfogarono la loro rabbia sulla vecchia cattedrale romanica: penetrati in essa fecero scempio di tutto, appiccando anche un incendio. Della cattedrale rimasero solo le pareti quasi calcificate dal fuoco; i turchi portarono via anche una grossa campana dedicata a Santa Caterina.
Poi venne attaccato anche il paese di Guglionesi, distante pochi chilometri da Termoli. I turchi si spinsero fino a Serracapriola, nell’estremo nord della Puglia.

Questa azione militare avvenne per motivi strategici: gli ottomani miravano alla conquista delle isole Tremiti ma, per riuscire in questo intento, dovevano assicurarsi che non ci fosse alcuna possibilità per il Regno di Napoli di inviare rinforzi sulle isole. La conquista delle Tremiti non avvenne mai, ma questa azione preparatoria costò morte e distruzione, nonché la schiavitù a coloro che furono presi prigionieri.
Ogni anno, nel mese di agosto, viene rievocata la battaglia tra turchi e cristiani sia a Tollo (Chieti) che a Termoli (Campobasso).

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