Le ultime lettere dei kamikaze giapponesi

L'ultimo foto prima della missione
L’ultimo foto prima della missione (click per ingrandire)

Durante la seconda guerra mondiale, verso la fine della campagna del Pacifico, l’aviazione giapponese mise in campo un’arma estrema e disperata per tentare di arrestare l’avanzata statunitense: i kamikaze. Essi erano giovani aviatori che cercavano di schiantarsi con i loro aerei carichi di esplosivo sulle navi americane.
Il primo reparto kamikaze fu creato il 20 ottobre 1944, mentre l’ultimo attacco suicida si registrò il 15 agosto 1945. In quei dieci mesi furono 4.615 gli aviatori che diedero la vita per il Giappone. Gli attacchi suicidi non andarono sempre a buon fine perché spesso gli aerei venivano abbattuti prima di colpire la nave, ma causarono comunque l’affondamento di 34 navi americane e il danneggiamento di altre 288.
Di seguito riportiamo alcune lettere di addio spedite dagli aviatori che dopo poche ore avrebbero tentato di schiantarsi sulle imbarcazioni nemiche.

Alfiere Teruo Yamaguchi della 12° Flotta Aerea

Padre amato,
la morte si avvicina e il mio unico rimpianto è di non aver fatto nulla per te nella mia vita.
Mi hanno prescelto del tutto inaspettatamente come pilota d’assalto e oggi stesso partirò per Okinawa. Una volta ricevuto l’ordine per questa missione senza ritorno, non ho avuto che un desiderio: adempiere nel miglior modo possibile al mio ultimo dovere. Eppure, il sentimento che mi lega a questa meravigliosa terra che è il Giappone non m’abbandona. È un segno di debolezza da parte mia?
Non appena ho saputo che il momento della mia fine era vicino, la prima immagine che mi si è presentata alla mente è stata quella dei vostri volti, il tuo, quello della mamma, della nonna, dei miei più cari amici. È un grande conforto per me il pensiero che voi tutti mi vogliate coraggioso. Lo sarò! Giuro che lo sarò!
Il servizio militare non mi ha lasciato dei bei ricordi: la vita militare è una vita fatta di rinunce e di sacrifici; non la si può dire certo piacevole. L’unico motivo per cui non posso considerarla priva di senso è che essa mi offre la possibilità di morire per il mio Paese. E se il morire può sembrare amaro è solo perché, prima di entrare in servizio, ho potuto provare la dolcezza della vita…
Anche Okinawa è Giappone. Una voce dentro di me mi ammonisce a compiere il mio dovere: sconfiggere il nemico che fa violenza alla nostra patria. Quando il mare intorno a Okinawa mi accoglierà come una tomba potrò rivedere la mamma e la nonna. Di fornte alla morte non mi coglie né rimpianto né timore. Faccio voti solo per la felicità tua e di tutti i nostri compatrioti.
Il mio unico grande rimpianto lasciando questa vita è di non averti mai saputo chiamare chichiue (venerato padre); di non averti dimostrato in alcun modo il profondo rispetto che sempre ti ho portato. Tu non ci sarai nel momento del tuffo finale, ma sii certo che la mia ultima parola sarà chichiue e che il mio ultimo pensiero sarà rivolto a tutto quello che tu hai fatto per me…
Tutto ciò che possiedo lo lascio a voi. Abbi cura, ti prego, delle mie sorelle.
Una sconfitta, nella storia di un paese, non significa la sua rovina. Che tu possa vivere ancora a lungo! Sono certo che un nuovo Giappone sta per sorgere; per questo la nostra gente deve frenare la sua volontà di morte.
Ti saluto teneramente.

In procinto di partire,
Teruo

Senza riguardo per la sua vita e il suo casato, un Samurai saprà difendere la sua patria.

Sottufficiale Isao Matsuo del 701° gruppo aereo

Cari genitori,
congratulatevi con me, perché mi è stata offerta una splendida opportunità per morire.
Questo è il mio ultimo giorno di vita. La sorte della nostra Patria è affidata tutta alla battaglia decisiva che ci attende sui mari del sud,in cui io cadrò come cade un fiore da uno smagliante ciliegio.
Sarò uno scudo per Sua Maestà e così morirò,semplicemente,assieme al capo della squadriglia e agli altri amici. Vorrei essere nato sette volte,ogni volta per sconfiggere il nemico.
Con quale gratitudine accetto questa possibilità che mi è data di morire da uomo! Vi sono profondamente riconoscente per avermi allevato con tanto amore e con tanta cura. E non solo a voi sono grato, ma anche al mio caposquadra e ai miei ufficiali superiori, che mi hanno trattato come un figlio e mi hanno addestrato con la massima cura.
Grazie, cari genitori, per i 23 anni durante i quali mi avete seguito con il vostro amore e i vostri consigli. Spero che l’azione che sto per compiere vi ripaghi almeno in piccola parte di tutto quanto avete fatto per me. Il mio ultimo e unico desiderio è che voi pensiate di me tutto il bene possibile e sappiate che il vostro Isao è morto per la Patria.
Tornerò in spirito ad assistervi durante le vostre visite al Tempio di Yasukuni. Abbiate cura di voi.
Grande è la gloria dell’Unità Giretsu del Corpo Speciale di Attacco, che sferrerà l’assalto contro il nemico coi suoi bombardieri Suisei. Forse avrete la ventura di vederci in qualche cinegiornale: sono infatti venuti qui degli operatori a filmarci.
Siamo 16 guerrieri alla guida dei bombardieri. Possa la nostra morte essere repentina e limpida come un cristallo che va in frantumi.

Scritto a Manila, alla vigilia dell’attacco.
Isao

Sfrecciando nel cielo dei mari del Sud, è bello morire come scudi di Sua Maestà. I fiori di ciliegio risplendono quando si schiudono e cadono

Cadetto Jun Nomoto del gruppo aereo “Himeji”
La sua lettera, dettata in fretta a un compagno, e preceduta da alcuni appunti

L’uomo non è altro che un essere mortale; la morte, come la vita, è del tutto casuale. Eppure anche il destino vi ha la sua parte. Per l’impresa di domani conto di essere all’altezza della situazione. In ogni caso farò del mio meglio per tuffarmi a capofitto contro una nave nemica, per adempire al compito assegnatomi dal destino a difesa della patria. È giunta l’ora della partenza per me e per il mio amico Nakanishi. Nessun rimpianto. Ogni uomo, quando è arrivata la sua ora, percorre la strada prefissatagli dalla sorte.
Sin dalla formazione della nostra unità, alla fine di febbraio,siamo stati sottoposti a un addestramento intensivo. Ora, finalmente, è giunto il momento dell’attacco. Nel corso dell’ultima riunione organizzativa il comandante ci ha dato questo ammonimento: “Non cercate avventatamente la morte”. A me pare che tutto sia già segnato dal Fato.
Sono risoluto a perseguire il traguardo assegnatomi dal destino. Vi sono grato per essere stati sempre buoni con me. I miei 15 anni di studi e di educazione stanno per dare i loro frutti. Sono felice di essere nato nel nostro glorioso Paese.
Sono certo che la giornata di domani sarà coronata dal successo. Spero che anche voi condividiate questa certezza. L’ora della nostra partenza è stata fissata così d’improvviso che non avrò il tempo di scrivere l’ultima lettera ai parenti e agli amici. Vi sarò grato se scriverete voi per conto mio a queste persone,quando vorrete, per esprimere loro i miei sentimenti…

Genitori carissimi,
vogliate scusarmi se detto queste mie ultime parole a un amico. Non c’è più tempo per scrivere.
Non ho niente di particolare da dirvi; soltanto voglio che sappiate che, in questi ultimi momenti che mi restano, sto benissimo. Considero un grande onore essere stato scelto per questa missione. I primi aerei del mio gruppo sono già in volo, mentre un amico sta scrivendo queste parole appoggiandosi alla fusoliera del mio aereo. Non provo rimpianti, né tristezza. Fermo nel mio proposito, adempirò con animo sereno al mio dovere…
Che la mia ultima azione sia all’altezza dell’eredità lasciateci dai nostri antenati!
Addio!
Jun

Sottotenente Nobuo Ishibashi dei corpi speciali

Padre amato,
la primavera si fa sentire presto nel Kyushu meridionale: la natura in fiore offre uno spettacolo meraviglioso. Eppure, questi luoghi in cui sembrerebbero regnare la pace e la tranquillità sono un vero e proprio campo di battaglia.
L’ultima notte ho dormito bene, senza sogni. Oggi la mia mente è serena e la salute eccellente. Mi fa bene pensare che in questo momento siamo sulla stessa isola.
Ricordati di me, quando andrai al Tempio, e salutami tutti gli amici.
Nobuo

Alzandomi in volo per lanciarmi contro il nemico, il mio pensiero sarà rivolto alle immagini della primavera in Giappone.

Alfiere Ichizo Hayashi dei corpi speciali
Fu educato nella religione cristiana. La sua missione fu rinviata due volte e ogni volta Hayashi aggiunse un post scriptum alla sua prima lettera

Mamma carissima,
spero che tu stia bene. Sono stato assegnato all’Unità Shichisei dei Corpi Speciali di Attacco. Metà della nostra unità è partita oggi per Okinawa, dove si è lanciata sulle navi nemiche. La nostra partenza per la missione avverrà entro due o tre giorni, perciò è possibile che il nostro attacco avvenga proprio l’8 aprile, anniversario della nascita di Budda.
Per il momento ci riposiamo in un alloggio ufficiali sistemato in una scuola nei pressi della base aerea di Kanoya. Scrivo alla luce di un fuoco scoppiettante che abbiamo acceso perché qui manca la luce elettrica.
Il nostro morale è alto, anche per l’arrivo di notizie rassicuranti sul pieno successo riportato dai nostri compagni partiti prima di noi. La sera passeggio per i campi di trifoglio e molti ricordi del passato si affacciano alla mia mente…
Mamma, non rattristarti per causa mia. Sarà bello morire nel pieno dell’azione. Sono grato e felice per la possibilità che mi è concessa di morire in una battaglia decisiva per il destino del nostro paese…
Molti partono oggi per la missione senza ritorno: vorrei che tu fossi qui per vedere di persona quanto è alto il morale e come tutti sono sereni…
Nella nostra ultima missione indosseremo normali uniformi di volo e porteremo intorno al capo una fascia con il Sol Levante. Sciarpe bianche come la neve conferiranno un tono particolare al nostro aspetto.
Avrò con me anche la bandiera del Sol Levante che tu mi hai dato e sulla quale sono impressi,come sai, questi versi: “Anche se cadono in mille alla mia destra e in diecimila alla mia sinistra…”. Quando partirò, mamma, il tuo ritratto sarà sul mio petto accanto a quello di Makio-san.
Assesterò un duro colpo alla nave nemica e, puoi esserne certa,dei molti successi che riporteremo e di cui avrai notizia, uno senz’altro sarà da attribuire a me. Al pensiero che tu starai pregando per me, nel momento decisivo del tuffo finale saprò non perdere la calma e porterò a buon fine la mia missione, senz’ombra di esitazione o di timore.
Per l’ultima missione ci verrà data una razione di riso con fagioli cotti nel latte. La nostra partenza sarà così allietata da un buon pasto.
Al nostro prossimo incontro avremo molte cose da dirci, cose che è difficile dire per lettera. E tuttavia, nella vita, siamo stati così vicini che ci capiamo ormai anche senza parole. “Sto vivendo un sogno che domani mi strapperà dalla terra”. Ho come l’impressione, dicendo queste cose, che quelli che ieri sono partiti per la loro missione siano ancora vivi e possano capitare qui da un momento all’altro. Ma, ti prego, per quanto riguarda me, fa conto che quando morrò sarò morto davvero, per sempre. Come si suol dire, “lascia che i morti seppelliscano i morti”. È molto più importante vivere per i vivi…
Mamma, non voglio che tu ti addolori per la mia morte. Non importa se non potrai fare a meno di piangere. Piangi pure ma a testa alta. Ricordati che muoio per un nobile fine: la mia morte non deve amareggiarti…
Viviamo nello spirito di Gesù Cristo e nel suo spirito moriamo. Questo pensiero non mi lascia un momento.  È bello vivere su questa terra, ma la vita ora mi appare futile. È tempo di morire. Non cerco ragioni per morire: cerco solo un bersaglio nemico. Temo soltanto di non essere stato degno di tutto l’affetto di cui mi hai colmato…
Mamma, ti precedo in Cielo. Prega perché io vi sia accolto: sarebbe per me un grande dolore essere escluso da quel paradiso in cui tu certamente sarai ammessa.
Prega per me.

Addio
Ichizo

“la notte è serena mentre mi aggiro per i campi di riso ascoltando il canto delle rane”. Durante la passeggiata di ieri sera non riuscivo ad allontanare questi versi dalla mia mente. Mi sono sdraiato in un campo di trifoglio e il mio pensiero è corso a casa. Al ritorno in caserma gli amici hanno sentito l’odore di trifoglio che mi era rimasto addosso e questo ha acceso anche in loro il ricordo della propria casa e della propria madre…
Già sono caduti i fiori dei ciliegi e ogni mattino mi lavo il viso nel ruscello che scorre qui vicino: queste due cose mi ricordano le acque ricoperte di fiori del ruscello che scorre vicino a casa nostra.
Sembra che la nostra partenza per la missione sia fissata per domani: il 10 aprile sarà così la data della mia morte. Se farai celebrare una messa in mia memoria, disponi anche per un lieto pranzo familiare…

Di ogni giorno ho pensato: “Questo sarà l’ultimo”. Ma, nella vita, non si può mai essere certi di nulla. È giunta la sera dell’11 aprile: il destino ha voluto che nemmeno questo fosse il mio gran giorno.
Augurati che oggi io sia stato fotogenico, perché sono venuti qui molti operatori e mi hanno scelto per riprendermi da solo in diverse pose. Più tardi, il Comandante in Capo di tutta la Flotta è venuto a salutarci solennemente nel nostro alloggio e si è rivolto a me per esortarmi a fare del mio meglio. Che grande onore per una persona umile come io sono, sentirsi rivolgere la parola da un uomo così importante! Il Comandante ha detto di credere fermamente che il destino della Nazione poggia sulle nostre spalle.
Oggi ci siamo riuniti intorno all’organo per cantare in coro degli inni.
Domani piomberò sul nemico senza fallire il colpo.

Alfiere Heiichi Okabe della 2° unità “Shichisei”
Il brano che segue è tratto dal suo diario

Finalmente sono venuto a far parte dei Corpi Speciali di Attacco. Nei prossimi 30 giorni mi sembrerà di vivere più pienamente la mia vita. Verrà infine la mia volta! Io e la morte siamo in attesa. L’addestramento è stato duro, ma ne è valsa la pena, se davvero possiamo morire degnamente per una causa.
Morirò avendo davanti agli occhi la lotta commovente della nostra Nazione. In queste ultime settimane la vita scorrerà con ritmo impetuoso verso il termine ultimo della mia giovinezza…
L’impresa è stata fissata per i prossimi dieci giorni. Io sono soltanto un uomo. Spero di non essere né un santo né un mascalzone, né un eroe né uno sciocco, ma proprio soltanto un uomo. Dopo aver cercato e indagato ansiosamente nel corso della mia vita, muoio rassegnato, con l’unica speranza che essa serva come “esempio umano”.
Il mondo in cui vissi era troppo pieno di discordia. Per essere veramente una comunità di individui razionali, andrebbe organizzato diversamente. In mancanza di una sola grande guida, ognuno dà libero sfogo al proprio essere in modo tale che l’unione di suoni diversi dà luogo a una dissonanza là dove dovrebbe regnare soltanto una concorde e melodiosa armonia.
Serviremo con gioia la nazione nella dolorosa battaglia del momento. Punteremo contro le navi nemiche nella ferma convinzione di ciò che è stato e sempre sarà il Giappone: un luogo in cui possono esistere solo accoglienti comunità, donne coraggiose e splendide amicizie.
Qual è il dovere di oggi? Combattere.
Qual è il dovere di domani? Vincere.
Qual è il dovere di sempre? Morire.
Come fiori di ciliegio – In primavera – Lasciateci cadere – Belli e Radiosi.

Cadetto Susumu Kijitsu della Squadriglia “Genzan”

Cari genitori, cari fratelli Takeshi e Hisoshi, cara sorella Eiko,
senza che voi lo sapeste io vi ho dato l’ultimo addio qualche giorno fa, sorvolando la vostra casa. L’ombra delle mie ali è passata sul tetto e tutti i miei pensieri sono stati per voi. So bene che l’ultima ora sta per giungere, ma non ho paura di morire. L’unica preoccupazione è che il mio gesto raggiunga lo scopo. Mi chiedo se potrò affondare una portaerei nemica. I miei compagni ed io ne parliamo spesso e siamo convinti che il nostro sacrificio sarà coronato da successo. Nessuno di noi è triste: ciò che più mi stupisce è il comportamento dei miei compagni volontari. Io penso e spero di essere come loro; siamo tranquilli, spesso scherziamo e passiamo il nostro tempo a leggere e a giocare a carte. Non pensate anche voi che con gente di questa tempra il Giappone supererà il triste momento per giungere al trionfo? Vi ricordo sempre, cari genitori, e mi sento triste solo al pensiero di non potervi testimoniare la riconoscenza d’avermi educato così bene. Mi consolo pensando di poter offrire la mia vita domani, o forse oggi stesso, all’Imperatore. Non farò che rendergli quanto mi ha dato. Non siate tristi, ma fieri per me: se il mio corpo sarà annientato, il mio spirito rimarrà eternamente vicino a voi.

Vostro Susumu

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