I bombardamenti su Pescara e provincia (1943-44)

La seconda guerra mondiale stava provocando enormi danni materiali e morali ed ingenti perdite umane in Europa, in Nord Africa, nel Pacifico e in gran parte dell’Asia. Fino all’ultimo giorno di agosto del 1943, però, gli orrori della guerra non avevano toccato direttamente l’Abruzzo, né tantomeno Pescara. Infatti, le ultime bombe cadute sulla città erano state quelle sganciate da alcuni aerei austriaci il 4 maggio 1917, durante la prima guerra mondiale, che causarono la morte di tre persone, due donne e un uomo, e la distruzione del dormitorio e della mensa dei ferrovieri presso la stazione.
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31 AGOSTO 1943
I fatti del 1917, però, non erano nulla in confronto a quello che Pescara, a causa della sua vicinanza alla linea del fronte e per la sua posizione strategica, subì il 31 agosto 1943. Quel giorno, un martedì pieno di sole e con la spiaggia affollata di bagnanti, la città subì il primo attacco aereo da parte delle forze Alleate. Tra le 13.25 e le 13.31, quasi contemporaneamente, si udirono il suono dell’allarme aereo e il rumore dei motori delle “fortezze volanti” statunitensi: tre ondate di B-24 Liberator del 98° e del 376° Bomber Group della IX zona aerea degli USA, partite da Bengasi (Libia), sganciarono su Pescara cinquecento bombe il cui peso complessivo raggiungeva gli 850 quintali. Per cinque-dieci minuti, i velivoli statunitensi agirono indisturbati su una città dove non esisteva nessun rifugio e dove le poche mitragliatrici poste sui palazzi più alti della città non entrarono in funzione, forse perché non ne erano in grado. Tutte le bombe, tranne una, caddero alla sinistra del fiume colpendo una delle aree più abitate, nel quadrilatero tra Via Salaria, Corso Umberto, il fiume e la spiaggia.
L’incursione aveva lo scopo di colpire obiettivi militari (infrastrutture cittadine, oltre ad uomini e mezzi della Wehrmarcht diretti a sud); le “fortezze volanti” però, rimanendo fedeli alla loro triste reputazione, ottennero come unico risultato un massacro tra la popolazione civile. Il numero dei morti del 31 agosto, pur non essendo mai stato accertato a causa della precipitosa fuga delle autorità cittadine, varia da 600 a 3000. La maggior parte delle vittime furono anziani, donne e bambini. Furono colpite la Questura, le Poste e l’attuale sede dell’Istituto Acerbo, allora adibita a caserma per allievi piloti; tra questi ultimi si registrò una cinquantina di morti, a causa di una bomba caduta sull’edificio per uno dei tanti “errori” dei piloti statunitensi. Intere famiglie, che erano riunite in casa per il pranzo, furono cancellate. Inoltre, venne colpita una fabbrica di vernice, da cui si sprigionò una nube tossica che rese l’aria irrespirabile in alcune zone della città.
A peggiorare il tutto ci pensarono le carenze e la disorganizzazione che caratterizzavano il sistema di protezione civile dell’epoca. Infatti la Croce Rossa disponeva di due sole autoambulanze e di pochissimi uomini, metà dei quali in quei giorni erano stati trasferiti a Genova e a Napoli proprio per fronteggiare i bombardamenti che colpivano quelle città. Infine i volontari dell’UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) erano dotati solo di una maschera antigas, di un elmo e di un’ascia. A livello di mezzi, l’UNPA disponeva solo di qualche piccone, due biciclette ed un pesante carretto da spingere a mano. I soccorsi, comunque permisero a molte persone di salvarsi e scongiurare infezioni ed epidemie. Questo risultato fu dovuto non tanto alla Protezione Civile, ma a chi era scampato al bombardamento e si era subito messo al lavoro con ogni mezzo possibile. Tra i superstiti, tutti sotto choc, si registrarono diversi casi di isteria. Il 3 settembre fu ordinato lo sgombero della popolazione per permettere un più rapido ripristino dell’acqua, della luce e del gas e per procedere alle disinfezioni necessarie. I resti spappolati, le carni non ricomponibili e le ossa vennero accatastati e dati alle fiamme. Diversi cadaveri vennero rinvenuti sotto le macerie anche a distanza di anni.
In definitiva, vi furono tantissimi morti e una distruzione quasi totale del quadrilatero colpito per un unico risultato strategico-militare, tra l’altro di poca importanza, ovvero la distruzione di qualche metro di tracciato ferroviario. Per gli inglesi, però, sembrò poco opportuno annunciare la sola distruzione di qualche traversina ferroviaria, e allora Radio Londra parlò di una “efficace e riuscita azione di guerra” contro un importante centro strategico della costa adriatica” e annunciò la distruzione degli impianti ferroviari, l’interruzione dei traffici stradali e ferroviari, il danneggiamento del porto, la distruzione dell’Officina Campione l’abbattimento dei ponti. A tutte queste invenzioni, si aggiunse anche quella del Comando Alleato che parlò anche di dieci aerei da combattimento distrutti. Di contro, il Comando Supremo Italiano, nel bollettino di guerra numero 1194 del primo settembre, cercò di non fornire dettagli dicendo semplicemente: “Aereoplani nemici hanno ieri bombardato Pisa, Pescara, Salerno, Cosenza e Catanzaro causando notevoli danni e numerose vittime fra la popolazione civile”.

Il seguente video narra del grande bombardamento del 31 agosto 1943. Fu realizzato nel 2004 in occasione del 60° anniversario della Liberazione di Pescara, avvenuta il 10 giugno del 1943.


ALTRI OTTO BOMBARDAMENTI
Comunque, nonostante la devastazione subita, la vita in città continuava. Dalla sera stessa del 31 agosto molti pescaresi iniziarono ad andarsene per il timore di nuove incursioni aeree. In un giorno solo, infatti, 20.000 dei 54.000 abitanti si allontanarono, per poi tornare l’8 settembre all’annuncio dell’armistizio, credendo che la guerra fosse ormai alla fine. Pescara, però, fu presa dai tedeschi che la occuparono il 12 settembre senza incontrare resistenza.
La notizia dell’armistizio aveva portato un clima di speranza e, soprattutto, la convinzione che non ci sarebbero più state incursioni aree. Infatti, il 14 settembre la gente avvistò uno stormo di una trentina di B-24 Liberator e molti corsero in strada sventolando fazzoletti, come per salutare dei soldati ormai amici. Peccato che gli statunitensi non ricambiassero questi sentimenti: infatti, per tutta risposta, la città fu violentemente bombardata e questa volta fu colpita anche Porta Nuova. Ma la strage più grave si verificò alla stazione ferroviaria dove la folla stava saccheggiando dei vagoni carichi di merci. Le bombe che caddero lì vicino provocarono tra i 600 e i 900 morti, nel raggio di centinaia di metri. Il risultato di questa nuova incursione, oltre alle migliaia di morti, fu quello di convincere l’80% dei pescaresi ad andarsene di nuovo. Si trasferirono fuori città anche gli uffici pubblici: ad esempio, il Comune fu trasferito a Spoltore. Pescara divenne una città deserta.
Questo spopolamento consentì di avere un numero limitato di morti nelle successive incursioni aeree, come in quelle del 17, 19 e 20 settembre in cui vennero sganciate complessivamente 165 tonnellate di bombe. Un’altra incursione fu effettuata il 4 ottobre; quando dodici aerei bombardarono Porta Nuova con centinaia di bombe, con il risultato di 16 morti tra la popolazione civile. Tra l’altro, questa incursione fallì il vero obiettivo che era un gruppo di tedeschi che se ne era andato qualche ora prima; rimane inspiegabile come i piloti possono non aver notato l’assenza del nemico.
Fu, inoltre, registrata un’ulteriore incursione il 17 ottobre. In questa occasione fu colpita la ferrovia dove i tedeschi concentravano uomini e mezzi. Due civili rimasero feriti e morirono decine di soldati della Wehrmarcht. In seguito le azioni aeree diminuirono, se non in quantità, almeno in gravità: si registrarono diverse incursioni, ma di poco conto; finalmente gli Alleati colpirono solo obiettivi militari.
Ma un’ennesima incursione aerea fu registrata l’8 dicembre; l’azione fu condotta da numerosi aerei che bombardarono a caso. Come in precedenza, i morti furono pochi a causa dello spopolamento. Un’altra incursione, avvenuta l’11 dicembre, danneggiò irreparabilmente diverse opere d’arte della famiglia Cascella, mentre altre vennero rubate; alcune opere furono successivamente restaurate. Questa fu l’ultima azione aerea su Pescara che venne distrutta al 78%. Inoltre la città, bombardata per tre mesi e mezzo, subì la morte di molti suoi cittadini, per un numero che varia dai 2.000 ai 9.000. Inoltre molti altri, circa 12.000, rimasero senza casa.

I BOMBARDAMENTI IN PROVINCIA
Già da due mesi prima, però, erano in corso attacchi contro varie località nel territorio provinciale.
Infatti il 21 settembre 1943 vennero bombardate Piano D’Orta e Torre De’ Passeri: alcuni bombardieri leggeri statunitensi distrussero l’impianto industriale della Montecatini, in cui veniva prodotta la pirite da trasformare, poi, in acido solforico. Molti operai morirono, anche perché questo fu un attacco inaspettato. Ci furono molti danni nei centri abitati.
Un altro centro della provincia, Villanova, fu attaccato il 6 ottobre 1943: la popolazione, tra cui molti sfollati di Pescara, fu sorpresa da un inaspettato ed immotivato attacco dei B-24 Liberator statunitensi. Si registrarono cinquanta morti e numerosi danni alla case.
Cinque giorni dopo, l’11 ottobre, Montesilvano subì due attacchi aerei, durante i quali furono distrutte varie tradotte tedesche ed alcuni vagoni carichi di carburante e di munizioni. Morirono alcuni soldati della Wehrmarcht e tra i civili ci furono feriti. Montesilvano tornò nel mirino alleato il 17 ottobre: fu bombardata la stazione ferroviaria e vi furono molte vittime tra i tedeschi.
Un episodio gravissimo avvenne il 7 novembre, quando quattro aerei britannici Spitfire crivellarono di colpi il trenino delle Ferrovie Elettriche Abruzzesi, utilizzato dagli sfollati per andare a rifornirsi di generi di prima necessità. Il trenino, partito da Penne, era giunto alla periferia di Loreto Aprutino quando fu attaccato una prima volta. Il macchinista cercò di riparare il mezzo portandolo sotto una galleria, ma non fece in tempo: gli aerei della RAF tornarono ad attaccare, uccidendo molte persone che cercavano di scappare. Il bilancio di questo assurdo attacco fu di 43 morti e 36 feriti.
Anche il territorio di Collecorvino fu per due volte vittima di attacchi aerei alleati. La notte tra il 26 ed il 27 novembre 1943 alcuni aerei, che erano alla ricerca di un non meglio precisato obiettivo, distrussero la cappella della Madonna dei Miracoli. Non vi fu nessun morto, ma dopo qualche mese, invece, furono quattro i civili uccisi durante un mitragliamento aereo contro una colonna tedesca.
A Civitaquana, il 5 dicembre 1943 si registrò un altro di quegli attacchi inspiegabili ed immotivati: sull’abitato, in cui non erano presenti obiettivi militari, si abbatterono bombe e colpi di mitragliatrice sparati da tre caccia bombardieri. I morti furono venti e i feriti cento.
Anche Cugnoli fu colpita da un’incursione aerea, che sembra essere stato un tragico errore. Infatti un’automobile con a bordo nove sfollati alla ricerca di generi alimentari, fu scambiata per un veicolo militare e fu presa di mira da due caccia inglesi all’alba del 13 dicembre 1943. Otto persone morirono e una rimase ferita.
Il 1944 si aprì con azioni aeree su Penne e Loreto; quest’ultima fu bombardata il 13 e 14 gennaio, complessivamente da 155 caccia bombardieri che presero di mira dei mezzi corazzati dei tedeschi, che subirono 24 morti e 50 feriti. Sempre il 13 gennaio lo stesso stormo che aveva appena bombardato Loreto attaccò Penne, causando cinque morti. La cittadina subì un altro attacco ancora più grave il 24 gennaio: non fu colpito alcun obiettivo militare, ma furono pesantemente danneggiati il centro storico, l’ospedale ed il cimitero. Il bilancio fu di 15 morti e 40 feriti.
Il 25 ed il 30 gennaio fu nuovamente attaccata Montesilvano a causa dell’importanza che la cittadina aveva nei traffici stradali e ferroviari. Il giorno 25 alcuni aerei, non potendo precedere verso il nord Italia a causa della nebbia, attuarono un piano di riserva che prevedeva il bombardamento di Montesilvano. Il giorno 30, invece, l’incursione fu premeditata; vennero colpiti gli impianti ferroviari e ci furono diversi morti sia tra i soldati che tra i civili.
Dopo alcuni mesi di calma, i bombardamenti tornarono ancora più cinici di prima: basti pensare che nei primi giorni di maggio fu bombardato il cimitero di Penne. Infatti, i tedeschi vi avevano depositato carburante e munizioni, credendo che a nessuno sarebbe mai venuto in mente di bombardare un cimitero. Gli alleati, però, non si fecero molti scrupoli e le loro bombe devastarono le tombe dei defunti.
L’ultima azione aerea sulla provincia di Pescara avvenne il 22 gennaio 1944 su Città Sant’Angelo. Vi rimisero la vita diciassette uomini rastrellati dai tedeschi per svolgere dei lavori alla foce del fiume Saline. Morirono anche molti soldati della Wehrmarcht. L’attacco fu condotto dai B-24 Liberator statunitensi. Anche quest’ultima incursione fu assolutamente casuale; infatti, come per l’attacco su Montesilvano del 25 gennaio, anche in questa occasione gli aerei erano stati costretti a rinunciare ad una missione in nord Italia, a causa della nebbia.

Questi nove mesi a cavallo tra il 1943 ed il 1944, per la provincia di Pescara furono contrassegnati da azioni aeree contro obiettivi militari, ma anche e soprattutto da errori, casualità, ferocia ingiustificata, morti immotivate e crudeli prove di forza che causarono l’uccisione di moltissimi civili, forse diecimila, ed un orrore infinito.

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